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La Comunicazione Analogica

chi chiede è perdente, chi sa ottenere è vincente

  • La Comunicazione Analogica

    La Comunicazione Analogica

    La Comunicazione Analogica è l’insieme di sistemi comunicativi emozionali che fa di un segno, un gesto, un comportamento, una parola un potente strumento di comunicazione efficace, per relazionarci con il mondo e capire le reali esigenze di noi e degli altri. La capacità di comunicare è uno dei più importanti strumenti che la natura e la cultura ci forniscono, non soltanto per vivere la nostra vita, ma addirittura per sopravvivere, anche se la sua reale importanza emerge solo quando un avvenimento limita tale capacità.
    La parola tuttavia, elemento che assume sin da subito rilievo quando si parla di comunicazione nell’accezione comune, è soltanto uno degli strumenti di cui ci serviamo per dialogare con i nostri simili; in termini percentuali rappresenta solo una delle componenti del linguaggio globale, che è invece costruito su una composita e variegata serie di modalità espressive mediante le quali l'Uomo esprime messaggi ed emozioni di ogni genere.
    Stefano Benemeglio , partendo dall’osservazione del comportamento umano e dei suoi mutamenti durante le sperimentazioni ipnotiche , affronta da una diversa e rivoluzionaria angolatura le problematiche legate alla comunicazione, analizzando quel canale della comunicazione che generalmente non viene tenuto in considerazione, ossia il canale “emotivo”. L’atto comunicativo infatti non si espleta semplicemente attraverso il canale verbale, ma anche attraverso una serie di gesti e di atti che inconsciamente compiamo a livello corporeo (CNV); questi ultimi sono frutto di stimolazioni emotive in relazione ad un oggetto, una cosa, un’idea o una persona presenti in quell’istante. Non parliamo più quindi di una comunicazione puramente verbale o non verbale, ma di una comunicazione “emozionale”. L’aver intuito che l’Uomo è governato dalle sue emozioni e che il canale emotivo rappresenta una immensa miniera di informazioni per la conoscenza dei dinamismi della mente, si è rivelato essere la carta vincente: dalla semplice “conoscenza” si è giunti all’interpretazione e, da quest’ultima, alle strategie di intervento. Il prezioso lavoro fatto da etologi ed antropologi, da Desmond Morris in poi, è servito a riconoscere la funzione biologico-adattiva dei comportamenti umani, ma è sempre stata sottovalutata la strategia inconscia di ciascun essere umano, forse perché ritenuta non così importante.

  • L’innovazione in questo ambito introdotta da Stefano Benemeglio consiste proprio in questo: “la Comunicazione Non Verbale” assume la valenza e il potere che gli stimoli alla componente emotiva, presenti in ogni processo comunicativo, hanno costantemente.
    Da qui l’importanza di specificare che la classificazione di tale comunicazione come comunicazione inconscia, in quanto incarnazione dell’inconscio stesso (attraverso gesti e atti specifici) ed espressione della nostra emotività più profonda, va ben oltre le precedenti disamine dei “linguaggi del corpo” comunemente conosciute. I segnali attraverso i quali tale forma di comunicazione viene espletata, sono stati presi in considerazione in qualità di “stimolazioni emotive”, quindi di risposte in tempo reale ad atti analogici programmati. Per fare chiarezza, ciò che distingue il concetto di linguaggio del corpo elaborato da Benemeglio (con relativa codifica dei molteplici segnali possibili), consiste nell’attribuire all’espressione di tali segnali un’analogia con lo stato emotivo vissuto nel preciso istante in cui il segnale viene emesso. L’aver scoperto una connessione tra gestualità inconscia e parte emotiva, rappresenta una vera e propria innovazione. Da qui prende corpo il pensiero secondo il quale, se l’Uomo è governato dalle sue emozioni, può anche essere in grado di governarle.
    L’emotività è certamente nata con l’Uomo e la scoperta della possibilità di avvalersi di essa per scopi personali non rappresenta nulla di nuovo, poiché coincide col sorgere dei primi nuclei societari. Aristotele nella sua “ars oratoria” individuò tre componenti che giudicò fondamentali: logos (logica) – pathos (emozioni) – ethos (etica, intesa come convinzione di quanto si afferma).

    È proprio sul pathos, presente in ogni processo comunicativo, che fanno leva gli studi di Stefano Benemeglio nell’ambito comunicazione, studi che lo conducono alla comprensione dei più intimi meccanismi della mente consentendogli l’elaborazione di una strategia comportamentale tarata sul singolo interlocutore nell’ambito di ogni rapporto interpersonale. Nel corso degli studi sul processo comunicativo, Stefano Benemeglio si accorse che erano presenti una serie di gesti e segni che si ripetevano con costanza nella gestualità di ciascun soggetto. Tuttavia ciò di cui si accorse non fu solo il fatto che tale gestualità si presentava con costanza, ma piuttosto il fatto che si presentava in risposta a determinate stimolazioni emotive. Ad un’analisi più approfondita, arrivò ad individuare nello specifico tre simboli, Asta-Triangolo-Cerchio, secondo i loro riferimenti iconografici. Usati nella gestualità, nello stile comportamentale e nelle posture, essi denunciano in modo automatico le conflittualità originarie vissute dal soggetto nella sfera familiare durante l’arco temporale che va dall’infanzia sino all’adolescenza. Le esperienze di questo delicato periodo della vita, con i relativi condizionamenti subiti, plasmano l’individuo sia per quanto concerne la sua sfera intima dell’affettività sia per quanto riguarda i rapporti con gli altri in situazioni emotivamente sollecitate. Questi tre simboli possono essere collocati con tutta sicurezza tra gli archetipi simbolici del comportamento e sono riferibili rispettivamente alla tipologia Paterna – Materna – Egocentrica, che l’individuo assume nei primi anni di vita e che mantiene poi nel corso dell’intera esistenza.

    Se il simbolo è una condensazione rappresentativa di un’idea, di un oggetto, di una persona che coinvolge emotivamente l’Uomo, la comunicazione simbolica ne è l’espressione comunicativa. La comunicazione simbolica permette di individuare la tipologia comportamentale di ogni individuo e con essa i suoi comportamenti e rappresenta un incredibile strumento, insieme alla comunicazione non verbale, per avere accesso all’emotività altrui, ai suoi disagi, alle sue “verità”.

    Tuttavia, nonostante la comunicazione non verbale e il simbolismo rappresentino strumenti validissimi, non va sottovalutata l’importanza del linguaggio verbale. Nell’ambito di questo nuovo sistema comunicazionale, viene attribuita una valenza analogica anche alle singole parole utilizzate in un comune dialogo. Ciò significa prestare attenzione non tanto all’aspetto logico-informativo in esse contenuto ma piuttosto a quello emozionale, inteso come il carico emozionale di cui singole parole possono essere portatrici.
    Certamente alcune parole possono avere potere evocativo per una gran parte delle persone, mentre altre solo per alcuni individui che vi associano un evento emotivamente rilevante. Per la dinamica degli opposti, già individuata da Stefano Benemeglio molti anni or sono, deriva che ogni termine evocativo abbia implicitamente un suo opposto, che esercita effetto qualitativamente differente.
    Pertanto, utilizzando in maniera consapevole parole tra loro opposte, da qui il nome di sistema delle opposte polarità, che si configurano come veri e propri sinonimi e contrari (quali possono essere ad esempio buio/luce, bianco/nero, stretto/largo, etc.), si può notare che l’interlocutore emetterà specifici segnali di gradimento o di rifiuto tipici della comunicazione non verbale. Siamo quindi in grado di analizzare tramite tali segnali il carico energetico creato nell’interlocutore.

    Tale sistema appare particolarmente utile anche a fini induttivi. L’aspetto evocativo- emozionale che l’uso delle parole (sotto il profilo analogico) assume per l’individuo, risulta essere molto coinvolgente e quindi ipnotico nell’ambito della sensibilizzazione dell’inconscio.
    La comunicazione analogica è quindi un metodo di trasmissione e di lettura che permette di stimolare la componente emotiva dell’essere umano, sfiorare corde di sicura sensibilità e conseguentemente precostituire una disponibilità a far nascere l’interesse, se non l’esigenza, di compiere azioni, adottare comportamenti e atteggiamenti in sintonia con gli obiettivi prefissati.Questo al di là di ogni ipocrisia, è esattamente quanto indistintamente ognuno chiede tramite la comunicazione: cioè consenso e assenso.
    Conoscere la comunicazione analogica significa andare alla radice del comportamento umano e al piacere culturale aggiungere l’arte del comunicare con il linguaggio delle emozioni.


    Gli strumenti operativi della Comunicazione Analogica permettono:

    • di evidenziare, in tempo reale, tutti i carichi tensionali vissuti dall'interlocutore, i segnali di rifiuto e di gradimento relativi alla comunicazione informativa, oggetto della relazione;
    • di scoprire verità nascoste delle persone care e dei propri interlocutori;
    • di identificare le tipologie comportamentali: Padre, Madre, Se Stesso costituite dal vissuto emotivo-esperienziale di ogni individuo, attraverso il simbolismo comunicazionale sintetizzato nelle forme geometriche Asta, Cerchio, Triangolo;
    • di offrire un servizio emotivo in cambio di un servizio logico;
    • di aiutare, educare, persuadere, sedurre, in tutte le relazioni significative della vita di ciascun individuo, dove la comunicazione è elemento principe.
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