Nello spirito della tradizione ed al contempo dell’innovazione degli studi, si è tenuto a Riccione dal 25 luglio al 1 agosto 2009 il XXI Convegno di Psicologia Analogica e di Ipnosi dinamica.
Anche quest’anno le aspettative dei motivati ed attenti partecipanti sono state ampiamente ripagate dai relatori avvicendatisi nelle otto giornate dedicate in particolare al Counseling analogico, considerato sotto il profilo sia della formazione teorico-pratica sia della funzione sociale.
In particolare l’aspetto formativo del percorso di counseling è stato direttamente tenuto dal Maestro Stefano Benemeglio, padre della Psicologia Analogica, ipnologo e psicologo, il quale ha coinvolto o meglio, per restare in tema, potremmo dire “ipnotizzato” la platea sia con la sua travolgente passione per la disciplina da lui creata, sia per gli interessanti ed innovativi aggiornamenti del suo sistema di conoscenze, frutto di una costante ricerca di studio e di elaborazione dei dati esperienziali.
Nella sua prima lezione egli ha mirato a focalizzare le condizioni di disagio e difficoltà legate alla sfera emotiva considerate nella loro origine ed evoluzione in tutte le loro sfaccettature: dalla condizione di ordinaria vita quotidiana, in cui il problema può essere definito “conservativo”, a quella più complessa e condizionante le scelte dell’individuo e nella quale il problema, non più compreso nella sua relazione causaeffetto, diviene “sintomatico”, quale fonte di disequilibrio e malessere interiore oltre che fisico. Proprio questo caso sintomatico si caratterizza per uno stretto legame con il primo punto distonico (rapporto con famiglia d’origine) e per alterazioni comportamentali, le cosiddette punta nevrotica e punta psicotica: la prima si verifica quando l’individuo ha giustificato il torto ricevuto dal genitore, attribuendo solo a sé la causa del proprio malessere psichico oltre che fisico e vivendo, di conseguenza, lo stato di inadeguatezza (complesso di indegnità) e l’esigenza del pentimento; la seconda avviene, invece, se la persona tende a non giustificare l’atto genitoriale, ritenendo l’altro responsabile della propria condizione e cercando la motivazione forte e dignitosa del proprio atto di ribellione (complesso di dignità).
È dunque importante considerare la dinamica del rapporto genitoriale e favorire nella persona la decompressione dei complessi attraverso uno specifico Counseling Analogico che favorisce la comunicazione emotiva funzionale alla consapevolezza di sé. L’esimio relatore ha perciò delineato il percorso che si articola in 4 fasi fondamentali: l’intesa, (caratterizzata da focus e grado di volontà), il negoziato, il servizio, la verifica. Prima di effettuare tale procedura occorre però sensibilizzare l’inconscio ,o Io Bambino, impiegando uno dei tre sistemi: a) l’attivazione dei quattro canali di CNV (Comunicazione Non Verbale) b) il Simbolismo comunicazionale (asta,cerchio, triangolo) c) gli elementi del Verso e dell’Inverso. Per approfondire questa tematica nell’incontro pomeridiano i partecipanti divisi in gruppi, ciascuno sotto la guida di un Trainer, hanno svolto attività applicativa delle conoscenze apprese nella mattinata.
Durante la seconda lezione Stefano Benemeglio ha approfondito le dinamiche emozionali presentando accuratamente la triade Complesso, Difetto, Sigilllo e considerandone l’origine e le interrelazioni in uno schema di fondo. A fianco dei tre complessi di base (rifiuto, vergogna, condizionamento) sono stati considerati i due complessi effetto di degenerazione (dignità, indegnità) e come conseguenza del loro danno sono stati poi delineati il Difetto di Ruolo legato alla conquista dell’oggetto di desiderio e il Difetto di Espressione connesso all’ostacolo (che si frappone fra l’individuo e l’oggetto del suo desiderio).
Alla spiegazione teorica è seguito il momento esperienziale in cui l’illustre psicologo ha guidato i corsisti nella comunicazione con l’Io Bambino per decomprimerne la reattività a partire dalla individuazione dell’antefatto storico e per effettuare, in seguito, l’Allineamento. Quest’ultima procedura, consistente nel trasportare al presente la Triade, è la novità annuale introdotta dal padre della Psicologia Analogica, e ad essa sono state dedicate le due lezioni successive (terza e quarta) supportate da approfondimenti tematici, forum con i partecipanti e soprattutto momenti applicativi, mediante i quali l’analisi della situazione emotiva dei singoli partecipanti volontari ha costituito una concreta ed efficace possibilità di fissare le conoscenze teoriche precedentemente delineate.
In questa prospettiva assai utili sono risultati pure gli interventi dei due Trainer dell’Istituto CID CNV: il primo realizzato ad opera del medico pediatra Giulio Torti , il secondo offerto dall’ing. Giancarlo Jared Crivelli. I loro contributi hanno permesso ai prossimi consulenti analogici di approfondire le nuove conoscenze apprese mediante testi di sintesi realizzati dagli stessi due Trainer.
Nello specifico il dr. Torti ha richiamato le quattro fondamentali fasi caratterizzanti ogni intervento di regressione ipnotica, quali l’Intesa, il Negoziato, il Servizio e la Verifica. Il consulente analogico, attraverso il Servizio reso mediante il rivivere l’evento passato (meditazione), l’esprimere a parole le emozioni vissute (informazione) e il comprenderle nel loro profondo significato (riflessione), permette di risalire dal conflitto di base indicato dall’inconscio alle componenti fondamentali della triade: complesso, difetto di ruolo o di espressione , sigilli ( si veda in proposito la sintesi generale del XXI Convegno). Successivamente il medico Consulente Analogico ha ulteriormente approfondito con i corsisti i contenuti innovativi presentati da Stefano Benemeglio quale il complesso di indegnità (tipico delle persone che denunciano, in relazione alla prima area della vita la conflittualità con la famiglia d’origine con conseguente atto di pentimento per la ribellione compiuta nei confronti di essa) collegato al meccanismo di difesa estremo del “perfezionismo narcisistico” e tendente all’ autolesionismo dissociativo in chiave nevrotica o all’eterolesionismo di scissione nel caso in cui sia di tipo psicotico; oppure il complesso di dignità caratterizzato dall’atto di ribellione che contraddistingue tutti coloro che non denunciano il primo punto distonico, bensì uno degli altri quattro successivi.
A sua volta l’ing. Jared Crivelli , facendo tesoro delle proprie conoscenze anche tecnologiche, ha prodotto specifici ed articolati schemi di sintesi utili a ricostruire la genesi del complesso e di conseguenza tutto il percorso o meglio il modello interattivo che un consulente analogico può seguire nel guidare il cliente alla consapevolezza di sé nel dialogo regressivo con il proprio Io Bambino.
L’ultima lezione dell’intervento formativo di Stefano Benemeglio è stata dedicata allo studio del processo di identificazione positiva (come emulazione) o negativa (quale paura dell’emulazione) della persona nei confronti del genitore dello stesso sesso, con il corrispettivo atto di attrazione o repulsione verso la figura genitoriale di sesso diverso e le conseguenti implicanze di carattere omosessuale o eterosessuale, unitamente alla revisione delle dinamiche della riflessione e dell’analogia.
Per completare la formazione del Counselor analogico le ultime due giornate del convegno-corso sono state dedicate particolarmente alla delineazione delle caratteristiche specifiche che contraddistinguono tale figura e la differenziano dalle altre per la filosofia di vita che persegue e che contemporaneamente propone al cliente. Relatore in tale ambito è stato il dott. Vincenzo Caprioli, psicologo, psicoterapeuta e saggista che, nel delineare lo spirito del counseling, lo ha contestualizzato a livello storico, culturale e sociologico. Richiamando gli aspetti innovativi del counseling proposti da Carl Rogers, quali la non direttività funzionale al protagonismo del cliente, l’empatia e l’ascolto attivo, fondamentali per la costruzione di un rapporto di fiducia fondato sull’autenticità e sulla congruenza comunicativa, il dott. Caprioli ne ha poi analizzati i valori ed i limiti 1, per giungere ad indicare le tecniche fondamentali che lo favoriscono quali la riformulazione, lo stimolare il cliente ad osservarsi sulla base del ricevimento della stima e considerazione da parte degli altri.
Il counselor analogico non è certo uno psicologo o uno psicoterapeuta, dai quali si differenzia per un diverso percorso formativo: si configura come un professionista, che conoscitore degli aspetti teorici e pragmatici della disciplina creata da Stefano Benemeglio, è uno specialista della dimensione e della comunicazione emozionali dell’individuo. Il suo scopo principale (2) è pertanto comprendere le necessità analogiche ossia emotive personali e altrui, così da poter migliorare il rapporto con gli altri e raggiungere il benessere e la qualità della vita.
A partire dalla esemplificazione di una pratica di counselling, lo Psicologo pavese ha chiuso il proprio intervento proponendo ai presenti uno schema generale in cui la relazione d’aiuto fra counselor analogico e cliente viene a caratterizzarsi per la definizione di chiari obiettivi cui corrispondono precise tappe operative (3).
Da parte sua il dott. Andrea Cirelli , psicologo e psicoterapeuta, ha integrato la precedente visione del Counselor analogico differenziandolo dal tradizionale coach, in quanto motiva il cliente e lo stimola a migliorarsi operando in chiave appunto analogica, cioè sul piano emozionale, non invadendo né il campo della psicologia tradizionale né tanto meno quello medico.
A conclusione del successivo dibattito sulla professionalità del counselor, lo psicologo bresciano ha rilevato che tale figura, come viene formata presso il CID CNV (4), nell’arco di un triennio, comprensivo di tirocinio pratico e produzione di una tesi finale, risponde a principi non solo operativi ma anche etici nel rispetto delle esigenze del cliente e, soprattutto, dell’interazione con il suo inconscio.
Rispetto alla attuale “giungla“ delle figure tutoriali presentate da varie associazioni nazionali e non, il counselor analogico si garantisce uno spazio singolare e differenziato da tutti gli altri, proprio per l’orientamento di aiuto immediato e funzionale al recupero del benessere e della qualità della vita che può offrire alla persona.
Le attività di formazione dei nuovi counselors e dei corsisti interessati sono state incrementate anche dalla possibilità di seguire in alcune serate interessanti iniziative quali la visione di un filmato relativo alla vita ed agli studi di Freud, cui è seguito significativo dibattito, oppure l’attività esperienziale sulla ipnosi regressiva (antevita), che ha infuso in tutti i partecipanti momenti ricchi di emozione, di curiosità conoscitiva e riflessioni sulla singolare esperienza vissuta.
Nel pomeriggio di sabato 1 agosto Stefano Benemeglio prima di chiudere il convegno di formazione e congedare i partecipanti, ha completato il percorso di studio con una sintesi sui lavori svolti, cui è seguita, in una sorta di goliardico clima accademico, la consegna degli attestati di partecipazione al convegno e dei diplomi ai counselor neo-formati. Per loro alla soddisfazione di aver seguito un significativo master e di aver completato un percorso si è unita la certezza che le conoscenze benemegliane strumenti del loro prossimo operare costituiscono dei fondamenti indiscussi ed originali; è proprio il caso di dire: “Dio creò l’uomo, Freud scoprì il suo inconscio, Benemeglio scoprì come comunicare con l’inconscio”.
A suggellare la conclusione definitiva del corso, la sera si è tenuta una cena di gala nel suggestivo giardino dell’hotel, sede del convegno: l’Io Bambino di ciascun partecipante ha trovato il proprio pathos tra gustosi manicaretti, l’eco di conversazioni di studio e sulle esperienze svolte, spesso piacevolmente sopraffatte dalle lieti note di un accompagnamento musicale e dalla gradevole voce di una cantante che ha coinvolto nel ballo anche i più timidi. Il congedo finale è avvenuto col fatidico brindisi collettivo, ricco di emozioni oltre che di mille bollicine…
Alessandra Bertelli
1) Il Relatore senza alcuna pretesa di esaurire la problematica assai complessa, ma con l’intento di offrire ai corsisti una lucida precisazione concettuale, ha presentato quali aspetti valoriali del pensiero Rogersiano: il partire da premesse filosofiche evolute,il minimizzare i danni prodotti da un setting improprio, il correggere le devianze psicanalitiche, il superare la “medicalizzazione “ del disagio. Come limiti rogersiani ha invece considerato: la possibilità di incorrere in una forma di monotonia comunicazionale, il rischio di “offrirsi” al cliente come pure il possibile incorrere in una condizione di empatica impotenza.
2) Ciò deve avvenire nel rispetto delle leggi vigenti e del codice deontologico dell’albo interno dell’Istituto CID-CNV.
3) Si rimanda, a tal proposito, agli schemi presentati nella sintesi più approfondita del corso.
4) Con la sigla CID-CNV si indica il Centro di Psicologia Analogica fondato a Roma nel 1978 dallo psicologo e studioso S.
Benemeglio e che successivamente ha dato vita ad altre sedi come quella di Milano o Padova. |